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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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Patrimonio dell’Umanità UNESCO: Asmara la Bella

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Blindatissima capitale di un regime, tra i più crudeli al mondo, Asmara è stata eletta da poco Patrimonio dell’umanità dall’Unesco per le caratteristiche uniche delle sue strutture architettoniche, edificate per lo più durante il Ventennio fascista. Una decisione che ha sollevato numerose polemiche.

di Marco Cochi
articolo tratto da Negrizia. >>LINK ARTICOLO<<

«Un eccezionale esempio di precoce urbanistica modernista agli inizi del XX secolo e della sua applicazione in un contesto africano». Questa la motivazione con cui l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) ha riconosciuto Asmara tra i siti patrimonio dell’umanità.

L’importante designazione dell’Unesco susciterà di sicuro un aumento dell’interesse da parte dei turisti verso il paese africano, che per noi italiani non è tanto semplice da visitare. Non ci sono voli diretti dal nostro paese e solo due compagnie aeree internazionali, la Turkish Airlines e la Qatar Airways, dal 2014 volano su Asmara.

Per l’ingresso al paese è necessario un visto che dura al massimo un mese, costa 50 euro e i tempi medi per il rilascio sono di tre/quattro giorni. Tenendo conto che se si viaggia per affari è necessaria una lettera della propria impresa, che dichiara lo scopo e la durata del viaggio, e che il visto per affari deve essere rilasciato dietro invito, approvato dalle autorità eritree. Inoltre, la documentazione necessaria per ottenere il visto può variare in base alle esigenze del consolato o dell’ambasciata anche in fase di presentazione della richiesta.

Secondo un ricercatore di Amnesty International, che si è recato quattro volte in Eritrea, quando arrivano nel paese, gli stranieri vengono sottoposti a numerose domande, a cominciare dal motivo del viaggio.

Sulla nomina, pesano anche le critiche di alcune organizzazioni che accusano il governo eritreo di non investire abbastanza nella conservazione e valorizzazione dei beni culturali.

Il maggior artefice della conquista dell’ambito riconoscimento è l’ingegnere Medhanie Teklemariam, responsabile dell’Asmara Heritage Project, lanciato nel 2014 dalle autorità locali per la candidatura Unesco.

Teklemariam si è impegnato molto per ottenere la candidatura, ma il suo compito è stato facilitato dalla bellezza di una città, che per parafrasare le sue parole dopo l’annuncio dell’iscrizione di Asmara tra i siti Unesco, «possiede una combinazione eccezionale di pianificazione urbana moderna e architettura modernista».

La decisione dell’Unesco ha una valenza particolare per il nostro paese, perché l’Asmara di oggi è stata progettata dagli architetti italiani negli anni trenta, il periodo di maggior sviluppo dell’Eritrea sotto la dominazione italiana iniziata nel 1890, arrivata all’apice sotto il regime fascista e conclusa nel 1941.

Mussolini sognava di trasformare Asmara nella capitale dell’impero africano d’Italia. Per questo, oltre a incoraggiare l’emigrazione degli italiani, cercò trasformare la città, che chiamava Piccola Roma, in una sorta di utopia urbanistica all’avanguardia per l’epoca, piena di caffè, boulevard alberati, gente in bicicletta.

Dopo l’iscrizione dell’Unesco, il Guardian ha scritto che Asmara divenne «un parco giochi di architettura futurista e che la colonia fu al centro dei piani dell’Impero fascista d’Africa».

Per esaudire questo compito, furono chiamati gli architetti italiani più visionari dell’epoca, che diedero seguito alle loro idee più audaci per la progettazione di un’“Asmara razionalista”, dato che la maggior parte degli edifici costruiti nella capitale eritrea durante il Ventennio sono connaturati dallo stile che caratterizzò gran parte dell’architettura italiana del periodo.

La nomina costituisce senza dubbio un risultato di assoluto rilievo per l’intera Eritrea e ha già prodotto una serie di giudizi positivi sui media nei confronti di un paese, che Reporter senza Frontiere, per otto volte negli ultimi nove anni, ha classificato all’ultimo posto al mondo per libertà di stampa.

Senza contare che spesso i commentatori hanno definito l’Eritrea come la “Corea del Nord africana”, contestando al governo la violazione sistematica dei diritti umani attuata per mezzo di un regime di polizia estremamente repressivo.

Non a caso, l’Eritrea è uno tra i luoghi di provenienza del maggior numero di rifugiati, come testimoniato dagli oltre 40mila che lo scorso anno sono riusciti a fuggire dal paese chiedendo asilo politico.

L’iscrizione del gioiello modernista tra i siti Unesco non riuscirà di certo a portare più democrazia in Eritrea, ma richiamerà un maggior numero di turisti nel paese. Inoltre, insieme alla città angolana di Mbanza Kongo, al paesaggio culturale dei ?Khomani, in Sudafrica, e al Parco nazionale del Pendjari, in Burkina Faso, permetterà all’Africa di annoverare altri quattro luoghi culturali di interesse mondiale.

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