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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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ONU – 24 luglio 2008 testimonianza di SENAIT YOHANNES sui prigionieri di coscienza eritrei

TESTIMONIANZA DI SENAIT YOHANNES ALLE NAZIONI UNITE

Il mio viaggio da Victoria in Canada stava procedendo perfettamente secondo il programma fino a Detroit. Céra una forte tempesta nell ‘area di New York e non era possibile atterrare finche` il tempo non fosse migliorato. Fortunatamente l áereo e´riuscito ad atterrare prima che una nuova tempesta cominciasse proprio a NYC. Alcuni relatori hnno dovuto cambiare programma perche´il loro volo e´stato deviato. A questo punto ho cominciato a chiedermi: – perche´madre natura si e´messa dalla parte del dittatore? Tuttavia le eccezionali persone della nissione US delle Nazioni Unite non si sono fatte intimidire dalla tempesta. Hanno lavorato sodo affinche´ tutti i relatori paertecipassero all íncontro cosi come programmato. La mattina del 24 luglio 2008 la missione US delle nazioni Unite ha invitato tutti i relatori a colazione. Abbiamo avuto l´opportunita´ di incontrare l´ambasciatore Americano all ´ONU per discutere sulla situazione politica in Eritrea in generale e la questione dei prigionieri di coscienza in particolare. Io ho anche parlato con lámbasciatore della questione riguardante la violazione di diritti umani e dei rifugiati eritrei. L´ambasciatore ha espresso opinioni concordanti con le mia quando ho cercato di spiegare che la diaspora eritrea ha paura di parlare di cio in quanto teme che le vengano confiscate proprieta´, negati servizi o perfino che le loro famiglie in patria. Dopo aver ascoltato attentamente, ha detto:- non ricondo esattamente dove l´ho letta ma ricordo questa frase:- se la gente non e´disposta a perdere i propri beni per la propria liberta prima o poi non solo perdera´i beni, ma anche la stessa liberta´. La segretaria del dipartimento ha condiviso le sue preoccupazioni circa i prigionieri di coscienza eritrei. Erika ha visitato l´Eritrea all´inizio degli anni ´90 insieme alla First Lady Clinton ed ha ricordato látmosfera di entusiasmo e patrittismo che céra dovunque quando ha visitato l´Eritrea. In meno di una decade lÉrtrea ha perso tutto cio a causa del regime al potere. H

Ho anche avuto lópportunita´di conversare con tutti gli altri relatori e di raccortarci a vicenda le nostre storie e le nostre esperienze. Dopo alcune foto ed una colazione veloce siamo andati tutti alla conferenza alla sede generatle dell´ ONU. Líncontro e´durato circa due ore ed e´andatomolto bene.

I relatori di Burma, Belarus, Cuba, Syria, Eritrea , Uzbekistan hanno raccontato gli orrori della violazione dei diritti umani nei loro rispettivi paesi . Io ho realizzato che tutti i dittatori usano grosso modo le stesse tattiche di intimidazione per terrorizzare ed annullare ogni voce di dissenso. I relatori di Burma e Syria erano stati essi stessi prigioneri di coscienza e condiviso dolorose esperienze in carcere. Cosi´come e´stato doloroso ascoltare le loro storie, io spero che un giorno i prigionieri di coscienza eritrei possano raccontare al mondo le loro esperienze sotto il brutale regime eritreo.

Dopo la discussione, l´ambasciatore ha aperto il dibbattito………

………………Voglio ringraziare i rappresentanti delle Nazioni Unite che hanno reso possibile l´incontro e vorrei ringraziare anche Semere Habtemariam e Daniel Tewelde from EGS, Simone Mebrathu from EMDHR e Saleh Gadi di Awate per il sostegno e líncoraggiamento.

Segue il discorso di Senait Yohannes:

Voglio ringraziare la Missione degli Stati Uniti allÓNU per avermi invitato a questo incontro sulla Dichiarazione dei Prigionieri di Coscienza.

In particolare sono orgogliosa di trovarmi tra queste persone che hanno mostrato coraggio nel denunciare língiustizia e per il loro instancabile contributo a nome dei prigionieri di coscienza nei loro rispettivi paesi.

Sono molto lieta di essere qui per parlare della questione riguardante molti prigionieri di coscienza eritrei che stanno languendo nei carceri del regime eritreo, in particolare mia sorella Astier Yohannes e suo marito Petros Solomon.

Allo stesso tempo, pero sono´ addolorata di essere qui, avrei preferito che non ci dovesse essere una ragione per trovarmi in questa situazione. Dopo cosi´tanti sacrifici per líndipendenza dell´Eritrea – per la liberta´, la giustizia e l´autodeterminazione, il nostro paese sarebbe dovuto essere un paese libero, giusto e regolato da leggi dove tutti i cittadini potessero vivere bene. Purtroppo invece e´diventato una grande prigione dove chi ha contribuito enormemente per la liberazione si vede privato dei diritti basilari, senza processo e in isolamento. La tragedia che afflige lÉritrea va al di la´di ogni immaginazione.

Mia sorella Astier Yohannes e´stata arrestata dalla Security Eritrea l´11 Dicembre del 2003 alláereoporto di Asmara dopo essere tornata a casa per stare con i suoi figli dopo tre anni di studio negli Stati Uniti. E´detenuta in isolamento e finóra non e´stata consentita nessuna visita ne dei figli, ne´di altri parenti. Il Governo Eritreo non l´ha accusata di nessun crimine o comunque non ha dato alcuna spiegazione per la sua detenzione. L´unica colpa di Astier e´quella di essere la moglie delléx Ministro Petros Solomon ora prigioniero di coscienza.

Fin dallíndipendenza nel 1991, l´Eritrea e’ stata governata da un partito mai eletto che ha il monopolio dell´economia e della vita politica e sociale nel paese. Il gruppo noto come G15 di cui il marito di Aster, Petros Solomon, faceva parte si e dissociato dal partito al potere chiedendo riforme democratiche e l ´entrata in vigore della costituzione ratificata nel 1997. Con l´arresto dei G15 che includeva i principali leaders dell´Eritrea, il regime ha completamente represso qualsiasi significativa voce di dissenso allínterno del paese. Il regime e´contrario allídea di democrazia e legge.

Il regime ha criminalizzato il dissenso in Eritrea; ha chiuso la stampa libera ed imprigionato i giornalisti. Uno di questi che giace in prigione dal 2001 e´Amanuel Asrat.

Amanuel e´un mio compagno di scuola. Era il migliore degli studenti. Amanuel ha combattuto per líndipendenza dell´Eritrea ed e´uno scrittore e giornalista molto dotato. Nessuno sa dove si trova da 7 anni. A parte la voce dell´opposizione all´estero non cé´nessuno che possa difendere i prigionieri di coscienza in Eritrea.

E´imperativo che la comunita´internazionale faccia pressione sul governo eritreo per lápplicazione delle leggi internazionali. La voce della comunita´internazionale e´estremamente importante nel caso dellÉritrea.

Io faccio un appello alle Nazione Unite affinchee´il regime eritreo liberi tutti i prigionieri di coscienza e vengano fatti i seguenti passi per assistere i prigionieri di coscienza e i loro familiari

1. Esercitare pressione diplomatica affinche´le leggi internazionali siano rispettate in Eritrea

2. Condizionare gli aiuti umanitari in Eritrea al rispetto dei diritti umani

3. Negare I visti di ingresso alle autorita´del regime eritreo

4. Sostenere la societa´civile eritrea ed i media che stanno combattendo in nome dei prigionieri di coscienza eritrei per la democrazia e la giustizia.

5. Sostenere programmi per aiutare le famiglie e le vittime di persecuzione per proceder con azioni legali contro il regime eritreo.

6. Trovare soluzioni per assistere le famiglie dei prigionieri

 

7. Ci sono molti Eritrei che rischiano la propria vita per passare il confine (per chi attraversa il confine c´e´la pena di morte per fucilazione) e rifugiarsinei paesi vicini. Questi rifugiati hanno assoluto bisogno di cibo, vestiti ealtri generi di prima necessita´.

8. Trovare il modo di dare ai giovani rifugiati in Etiopia ed in Sudan la possibilita´di avere una vita dignitosa, attraverso l´istruzione. Il lavoro ed un programma di resettlement.

L´ONU e´la principale organizzazione che ha l´obbligo morale e legale di interessarsi alla questione dei prigionieri di coscienza. I prigionieri di coscienza eritrei alcuni dei quali stanno languendo in prigione da piu´di 10 anni, non devono essere dimenticati.

Io chiedo alle Nazioni Unite di utilizzare tutte le risorse possibili per aiutare i prigionieri che non hanno voce.

Per cocludere, chiedo alle Nazioni Unite che venga chiesto al regime Eritreo di autorizzare la Croce Rossa Internazionale a visitare i prigionieri di coscienza e riferire sulle loro condizioni generali e accertare che essi sono ancora vivi. Ci sono voci che alcuni di loro potrebbero essere morti. Senza poterli visitare e non avendo nessunáltra possibilita´di comunicazione, le famiglie dei prigionieri vivono in un continuo stato di ansia. Solo la Croce Rossa Internazionale puo conoscere le condizioni dei prigionieri

1) Senait’s remarks at the Department of State Website:

2) http://www.state.gov/g/drl/
2) IIP story on Senait’sr participation in the July 24 event:
http://www.america.gov/st/hr-english/2008/July/20080730110638ajesrom0.6414453.html

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