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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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Jovanotti in Eritrea fuori dalla realtà

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Il cantante Jovanotti ha fatto uscire il video ‘Chiaro di Luna’, ambientato ad Asmara, in Eritrea, dove molti anni fa un altro Lorenzo, il nonno di Lorenzo Cherubini, aveva fatto il camionista. Ecco, in occasione del video e della promozione del medesimo si può stare al gioco della dittatura, che sta cercando di fare della pace appena firmata con l’Etiopia l’ennesimo pretesto propagandistico per rafforzarsi; oppure si può fare della pace uno strumento per il ritorno della libertà e della democrazia.

Lettera di Eritrea Democratica al Cantante Jovanotti:

Caro Jovanotti, le scriviamo a nome del Coordinamento Eritrea Democratica, una organizzazione che riunisce le principali forze di opposizione e resistenza presenti in Italia contro il regime di Asmara. Abbiamo visto il video che accompagna le sue ultime musiche. Sarebbe stato difficile, del resto, non vederlo: l’Ansa lo ha messo in rete, lo hanno rilanciato numerose testate giornalistiche, il Tg-1 gli ha dato un grande rilievo….

Bello. Tutto bello. Non nascondiamo che ha suscitato in noi una certa emozione. E ci ha riempito il cuore di nostalgia per la nostra terra. I ragazzi che ha scelto come “protagonisti”: la giovane coppia, in particolare. E la gente. La partita a dama. Due chiacchiere davanti a un caffè, in un magnifico bar d’epoca come qui in Italia non se ne trovano più. La corsa ciclistica con i tifosi assiepati lungo le strade. E poi gli scorci e gli edifici di Asmara, questa città magnifica, che ci riempie d’orgoglio, non a caso dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Però…

Però, c’è un però. Anzi, più di uno. Da quelle immagini emerge un’Eritrea che non c’è. Forse lei non se ne è accorto, ma non c’è. Non c’è quella serenità o anche solo quella “normalità” che suggerisce il filmato. Se è vero, come è vero, che una città è il “luogo dello stare insieme”, allora Asmara non è più una città, perché ad Asmara non si vive più “insieme”: basta grattare un po’ ed emergono diffidenza, sospetto, paura. E i ragazzi eritrei, purtroppo, sono lontanissimi dal quadro suggerito da quella descrizione a tinte rosa della sua storia. La storia, la vita vera dei giovani eritrei, la racconta, ad esempio, la terribile vicenda di Ciham Ali Ahmed.

Ciham è una ragazza di 21 anni, con cittadinanza eritrea e statunitense, figlia dell’ex ministro dell’informazione, accusato di “cospirare” contro il Governo e fuggito in esilio. E’ stata arrestata nel 2012, quando di anni ne aveva appena 15, l’età di molti dei suoi fans, quella in cui ci si affaccia alla vita pieni di sogni e speranze. Ma i sogni e le speranze di Ciham sono stati bruscamente troncati quel giorno in cui la polizia di frontiera la ha bloccata e gettata nel buio di una galera, mentre stava cercando di entrare in Sudan insieme allo zio, fatto sparire a sua volta, così come è sparito anche il nonno, arrestato arbitrariamente, senza accuse da cui potersi difendere, e morto in carcere. C’è da pensare a una rappresaglia contro una famiglia di dissidenti, invisi al regime. Non solo: in questi sei lunghissimi anni di carcere i suoi genitori, i suoi fratelli, Ciham non hanno mai potuto vederla né sentirla. Perché Ciham è una detenuta incommunicando, cioè totalmente segregata dall’esterno. Proprio in queste settimane, mentre lei si accingeva a partire per l’Eritrea, Amnesty ha lanciato una mobilitazione internazionale per chiedere al Governo dove sia finita Ciham, per liberarla e riunirla ai suoi cari…

Ma lei non si è accorto di Cihan.

Si vedono, nel filmato, strade tranquille e gente spensierata. Ma nessuno è tranquillo davvero in Eritrea, perché per passarsela male basta un niente: basta appena appena che il regime sospetti che non sei allineato. Basta la soffiata di un delatore. E, infatti, il paese è stato trasformato in uno stato-prigione. Pensi, che ci sono oltre 300 carceri, nelle quali sono rinchiusi, perseguitati, torturati, talvolta uccisi, 10 mila prigionieri politici. Badi, 300 carceri con una popolazione di 5 milioni di abitanti: nel Lazio, con lo stesso numero di abitanti dell’Eritrea, di carceri ce ne sono 12. Ma in Eritrea gli arresti degli oppositori sembrano non finire mai. L’ultimo caso è quello di Berhane Abrehe, ex ministro delle finanze ed ex delegato alle Nazioni Unite. Anche lui è stato fatto sparire: arrestato per strada ad Asmara, non si sa nemmeno in quale galera sia finito. E’ “colpevole” di aver scritto un saggio in cui spiega il suo progressivo distacco dal regime e di aver poi invitato il presidente Isaias Afewerki a un confronto alla Tv di Stato sulla politica condotta in questi anni.

Ma lei non se ne è accorto.

Ed è strano che, sempre nel filmato, non compaia un solo giovane in divisa militare. Neanche di sfuggita. Strano perché in Eritrea tutti sono soggetti a una leva, in armi o come soldati-lavoratori, che dura un numero indefinito di anni, dall’adolescenza alle soglie della vecchiaia. Questa è la vita vera degli eritrei: la militarizzazione totale che ti ruba metà dell’esistenza. E che, finora, non si è attenuata nemmeno dopo la firma della pace a cui il regime è stato trascinato dall’Etiopia con la sua politica di riforme e distensione che sta trasformando il Corno d’Africa. Anzi, il conflitto ventennale contro Addis Abeba si è appena concluso, ma non è da escludere che venti di guerra tornino già a soffiare: dopo aver messo a disposizione le basi da cui partono gli aerei della coalizione saudita che ogni giorno vanno a bombardare indiscriminatamente lo Yemen (colpendo anche scuole, ospedali, mercati, moschee, ogni genere di obiettivi civili), ora Asmara sembrerebbe intenzionata ad offrire propri contingenti militari da inviare a combattere contro i ribelli Houti, al di là del Mar Rosso. Così avrà l’ennesimo alibi per non smobilitare. Fa così dal 1994, l’anno della guerra contro il Sudan, la prima di una lunghissima serie.

Ma lei non se ne è accorto.

Tutto questo orrore è stato ampiamente provato ed evidenziato da ben due inchieste dell’Onu, pubblicate nel 2015 e nel 2016. Nella prima si afferma che in Eritrea è stato eletto il terrore a sistema di potere, violando sistematicamente i diritti umani. Nella seconda, si rileva che ci sono elementi più che sufficienti per deferire i principali responsabili del regime alla Corte internazionale dell’Aia.

Ma lei non se ne è accorto. Allora, bello, bellissimo il suo filmato.

Peccato che descriva o, quanto meno, suggerisca una immagine ingannevole dell’Eritrea. Un’Eritrea che dal 1993, quando ha conquistato l’indipendenza, in realtà non c’è mai stata. O meglio, quell’Eritrea c’è stata per sole 24 ore: è nata ed è morta lo stesso giorno dell’indipendenza. Ci fu, quel giorno, una festa enorme. La gente sembrava impazzita di gioia e di fiducia nel futuro. Tutti erano convinti, quel giorno, quel breve giorno, che fosse iniziato il cammino verso un’Eritrea libera, democratica, aperta. Ma quel sogno è stato subito soffocato. E quella incontenibile gioia dei ragazzi che si abbracciavano e ballavano per strada si è spenta totalmente via via che quegli stessi ragazzi sono diventati adulti e vecchi. Peggio ancora, si è spenta nei loro figli, che infatti sono scappati e continuano a scappare a migliaia anche dopo la firma della pace, perché il problema vero è la dittatura, molto prima e più della guerra. Secondo i dati dell’Unhcr, dalla metà di luglio alla fine di ottobre, sono oltre 15 mila i nuovi esuli, soltanto verso l’Etiopia. Un esodo che sta svuotando il paese delle sue energie migliori. E ne uccide il futuro…

Ma lei non si è accorto neanche di questo.

Se vuole, possiamo discutere insieme di queste cose. Che ci spezzano il cuore, ma di fronte alle quali non ci arrendiamo. Noi saremmo lieti di incontrarla per un confronto franco e senza pregiudizi, ma in pubblico. Riceva intanto i nostri più cordiali saluti.

Cordiali saluti,

 

Coordimento Eritrea Democratica

https://eritreademocratica.wordpress.com/

https://www.facebook.com/coordinamentoeritreademocratica

Email: coord.eritreademocratica@gmail.com

 

LETTERA IN FORMATO PDF:

>>>Jovanotti-Eritrea <<<

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