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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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Etiopia- Eritrea, Onu annuncia rischio nuovo conflitto

Etiopia ed Eritrea di nuovo a rischio conflitto. Nelle due ex colonie italiane dilaniate dal nazionalismo e da anni di scontri – 70 mile le vittime della lotta di confine combattuta tra il 1998 e il 2000 – la guerra potrebbero riprendere a breve. La preoccupazione è stata espressa dal portavoce delle Nazioni Unite, Yves Sorokobi, che in un’intervista rilasciata alla BBC il 7 febbraio parla di truppe ammassate da entrambi gli Stati nella zona di sicurezza temporanea creata nel 2000 tra i due Paesi e di crescenti toni di guerra.

L’Onu ritira le truppe – E l’Onu rincara l’allarme, minacciando il ritiro dei propri peacekeeper da dicembre lasciati senza carburante dal governo di Asmara, che non ha rispettato il termine ultimo del 6 febbraio fissato per la ripresa delle forniture. Tornerebbero quindi a casa i circa 1.4000 militari e i 200 osservatori attivi nell’ambito della missione di monitoraggio (Unmee, United Nations Mission to Ethiopia and Eritrea) dell’accordo di pace siglato dai due Paesi il 12 dicembre del 2000 ad Algeri al termine di due anni di sanguinoso conflitto. Un accordo che, accusa l’Eritrea, la comunità internazionale non è riuscita a far rispettare dall’Etiopia: nonostante la Commisione internazionale per il confine (Eebc, Ethiapia and Eritrea boundary Commission) istituita dopo l’ultimo conflitto abbia infatti assegnato ad Asmara la città di Badme, l’Etiopia continua a mantiene su di essa il suo controllo.
L’Etiopia e lo sbocco sul mare – Infatti, il cosiddetto “triangolo di Badme”, al confine tra i due Paesi, non è una zona ricca di particolari risorse naturali tali da poter giustificare una guerra. A pesare sul conflitto sono principalmente ragioni di prestigio e rivalità pregresse: l’Etiopia fin dalla faticosa indipendenza ottenuta dell’Eritrea nel 1991, dopo trenta anni di guerriglia, soffre del mancato sbocco sul mare. Le progressive richieste economiche di Asmara, il pagamento dei dazi portuali in dollari, portarono nel 1997 alla rottura commerciale tra i due Stati. E l’impegno di entrambi a fomentare il conflitto sembra oggi piuttosto il tentativo di mettere a tacere i crescenti problemi di dissenso interni verso i due regimi al potere e le proteste per la loro mancata democratizzazione.

Maria Gallelli

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