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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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Eritrea senza diritti. Una conferma

Un’inchiesta delle Nazioni Unite denuncia le gravi violazioni dei diritti umani in Eritrea. Chi può fugge. Infatti è il secondo paese d’origine dei migranti che provano ad attraversare il mar Mediterraneo dopo la Siria. Altri provano a combattere nella cortina di silenzio creata dal regime di Afwerki.

Nonostante la pesante cortina del silenzio che il regime eritreo è riuscito a costruire attorno al paese e al suo operato, alcune notizie sulla situazione e su specifici avvenimenti riescono comunque a filtrare, e rompono il quadro di controllo totale e di complessiva tranquillità e sicurezza che il governo vorrebbe dare all’esterno.

In un comunicato stampa del 13 marzo, l’Eritrean National Salvation Front (Ensf), uno dei molti movimenti dell’opposizione, ha dichiarato di aver attaccato l’autorimessa governativa di Qohawta, un quartiere alla periferia sudorientale di Asmara. Nell’attacco, iniziato alle 8 di sera di mercoledì 11 marzo, sarebbero stati distrutti numerosi mezzi pesanti usati dal governo per i trasporti, soprattutto per quello dell’oro e del rame estratto nella miniera di Bisha, a 150 chilometri a ovest della capitale, nel Gash Barka, un redditizio affare di cui, insieme al governo, è azionista per il 60% delle quote la compagnia mineraria canadese Nevson, che, inoltre, è responsabile della gestione e detentrice del know-how tecnico.

Il comunicato sottolinea che simili atti, rivolti contro proprietà governative, saranno ripetuti in futuro e conclude dicendo che l’attentato è da considerare una rappresaglia contro le distruzioni di interi quartieri, ritenuti abusivi dalle autorità, in diverse zone del paese, in cui centinaia di famiglie hanno perso, e perderanno, la casa.

Notizie trapelate attraverso i siti dell’opposizione e fonti locali dicono che simili operazioni si sono avute a Kushet, Adi Abieto, Arbaate Asmara, Zelot, Kahawata e altrove.  L’ultima è stata portata avanti ad Adi Khey, 110 chilometri a sud est di Asmara, nei giorni scorsi. La popolazione vi si è opposta con lancio di pietre e sit-in davanti ai bulldozer, cosa che ha provocato l’intervento dell’esercito che ha sparato sui dimostranti facendo diverse vittime, da 2 a 13. Il sito dell’opposizione Asmarino.com, il 15 marzo diceva che la cittadina era sotto assedio e che la repressione aveva avuto connotati di violenza tali che la popolazione non poteva credere che si trattasse del proprio esercito e pensava che fosse stata affidata ai combattenti del movimento di opposizione etiopico Movimento democratico del popolo tigrino (Tpdm), conosciuto come Demhit. Ovviamente sia il numero dei morti che le altre notizie sull’operazione non hanno potuto essere confermate da fonti indipendenti.

Contemporaneamente la situazione in Eritrea era dibattuta al Consiglio per i diritti umani dell’Onu, a Ginevra per via di un’inchiesta disposta dal consiglio stesso lo scorso giugno. Il presidente della commissione incaricata dell’indagine, Michael Smith, ha dichiarato che il governo eritreo usa la situazione di «non pace e non guerra» con l’Etiopia per limitare «molte delle libertà, da quella di movimento a quella di espressione, da quella di religione a quella di associazione». Per mantenere il sistema, il regime del presidente Isaias Afwerki (dal 1993) usa «un controllo pervasivo dello stato e una repressione spietata», esercitata attraverso esecuzioni extra giudiziali, sparizioni e detenzioni senza processo, allo scopo di impedire ulteriori critiche e costituire un esempio per tutti i potenziali oppositori. Smith ha descritto una società piegata da un sistema capillare di spionaggio, in cui la prigione è una normale esperienza di vita per una buona parte della popolazione di tutte le fasce d’età, anche per i minori.

La commissione ha criticato specialmente il servizio nazionale obbligatorio a tempo indeterminato di uomini e donne e la mancanza di accountability, per cui gli abusi non vengono mai puniti. Questo lascia gli eritrei senza speranze per il futuro e ne provoca la fuga. Gli eritrei sono al secondo posto, dopo i siriani, tra coloro che tentano di arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo, dove molti trovano la fine.

Il rappresentante del regime, Tesfamicael Gerahtu, ambasciatore a Londra dal 2007, ha dichiarato che il quadro dipinto dall’inchiesta delle Nazioni Unite non ha niente a che fare con la realtà del suo paese. Ma nessun funzionario, diplomatico o politico eritreo ha mai saputo spiegare (se non con battute e analisi manipolatorie e propagandistiche, riducibili sostanzialmente al complotto dell’imperialismo internazionale contro la sovranità dell’Eritrea, se non dell’Africa tutta) perché i suoi concittadini scappano a migliaia ogni mese e preferiscono i pericoli, ben conosciuti, di un viaggio attraverso il deserto e nel Mediterraneo piuttosto che la “tranquilla” vita a casa.

Articolo completo: http://www.nigrizia.it/notizia/eritrea-senza-diritti-una-conferma/notizie

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