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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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ERITREA E ITALIA: COOPERAZIONE UNIVERSITARIA?

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Alcuni dei maggiori atenei italiani hanno firmato accordi di cooperazione con istituzioni eritree, di fatto inserite nel sistema del servizio militare a tempo indeterminato, definito dalla commissione per i diritti umani dell’Onu come “schiavitù moderna”. Anche da questi college i giovani eritrei scappano con il sogno di una vita libera in Europa.

 

 ARTICOLO TRATTO  DA NIGRIZIA
di Bruna Sironi

“Eritrea: università italiane siglano accordi di cooperazione” è il titolo di un interessante ed approfondito articolo dell’agenzia Aska che testimonia di un rinnovato interesse anche del mondo accademico italiano, nei confronti di un paese che cerca di uscire dall’isolamento in cui si è chiuso, tanto da essere paragonato alla Corea del Nord.

Gli accordi sono avvenuti a margine di un simposio organizzato dal governo eritreo ad Asmara dal 20 al 23 luglio, finanziato con 250.000 dollari dall’Undp, l’agenzia dell’Onu per lo sviluppo, con l’obiettivo di “ridurre il grado di marginalità dell’Eritrea in ambito scientifico-accademico e permettere di conseguenza di dare impulso e maggiore qualità all’insegnamento superiore”, ha dichiarato all’Aska Diego Solinas, secondo segretario della nostra ambasciata ad Asmara.

Il governo eritreo, da parte sua, parrebbe avere anche un obiettivo eminentemente politico, chiaramente espresso dal ministro dell’informazione, Yemane Gebremeskel: “sfidare e respingere una narrazione radicata e profondamente negativa dell’Eritrea, fatta circolare non solo dai media, ma anche da rispettabili circoli accademici e centri di ricerca”, una narrazione che è “sfasata rispetto alla realtà del paese”. E dunque, al di là di fondate ragioni scientifiche (da diversi anni lavorano nel paese missioni archeologiche italiane in Dancalia e nella zona dell’antico porto di Adulis, dove sono state fatte scoperte di grande rilievo) le università che hanno firmato accordi organici in Eritrea, si prestano anche a testimoniare che il paese non è quello che si dice e in particolare non è quello che dice la commissione per i diritti umani dell’Onu che ha recentemente pubblicato un rapporto in cui parla di violazioni gravissime dei diritti umani.

L’interesse della notizia sta proprio qui, perché le nostre università – Sapienza di Roma, ateneo di Pavia, Orientale di Napoli, Politecnico e Cattolica di Milano – hanno fatto accordi con istituzioni che trattengono i giovani nel servizio di leva a tempo indeterminato, sistema questo, definito dalla commissione dell’Onu come un tipo di schiavitù moderna. Nell’articolo, infatti, non viene citata come partner l’università di Asmara, l’unica del paese, praticamente chiusa da oltre un decennio, dopo una dimostrazione pacifica finita con l’arresto di centinaia di studenti. Si nominano, invece, due dei college che ne fanno le funzioni: Adi Keih e Mai Nefhi, in cui vengono inviati i migliori studenti – o quelli delle migliori famiglie – che hanno sostenuto gli esami finali alla scuola militare di Sawa, l’unico istituto del paese in cui è possibile ottenere il diploma.

Per avere la maturità e poter accedere agli studi universitari, dunque, tutti gli studenti sono obbligati a frequentare l’ultimo anno della scuola superiore a Sawa, senza possibilità di scelta. Chi non è selezionato per il college, viene avviato subito al servizio militare a tempo indeterminato. Queste istituzioni non rilasciano titoli validi per nessun paese del mondo e sono volte a controllare i giovani e a tenerli isolati, lontani dalla capitale, più che ad istruirli. E’ anche da questi college che molti scappano per intraprendere il pericoloso viaggio che li porterà sulle nostre coste, come profughi in cerca di una vita, difficile, ma finalmente scelta da loro e non imposta dal regime. Sarebbe interessante che i nostri atenei facciano sapere ai cittadini italiani in quale modo, a quale titolo e con quali garanzie, collaboreranno con simili istituzioni.

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