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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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Dall’Italia alle Nazioni Unite per denunciare gli abusi del regime Eritreo: il 31 Agosto la Manifestazione internazionale a Ginevra

foto demo ginevra

Il 31 Agosto la Manifestazione internazionale a Ginevra
Venerdì 31 Agosto 2018 migliaia di eritrei provenienti da varie parti del mondo si sono dati
appuntamento a Ginevra per esprimere, davanti alle Nazioni Unite, con una manifestazione pacifica
ma determinata, la loro incontenibile volontà di lottare per un futuro migliore. Dall’Italia si prevede
una partecipazione numerosa ed unitaria.
La manifestazione è stata indetta dall’opposizione eritrea a sostegno della Pace tra i popoli ma anche
per denunciare che il regime Eritreo non è affatto cambiato ma sta solo giocando strategicamente
nei confronti della comunità internazionale, manipolando anche la firma del recente trattato che
pone fine alla lunga, dolorosissima guerra con l’Etiopia, un passo determinante per l’intero Corno
d’Africa ma che è frutto esclusivamente delle scelte di Addis Abeba mentre Asmara si è
semplicemente trovata nella condizione di non poter “rifiutare”. Nonostante la ritrovata pace con
l’Etiopia, infatti, tutti gli abusi denunciati dalla Commissione d’inchiesta Onu sono ancora
perpetuati dal governo. Si tratta di “gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani in Eritrea” (cit.)
ampiamente documentati in due anni di indagini, tanto che la stessa Commissione, sulla base delle
prove raccolte, ha poi chiesto di interessare la Corte Internazionale di Giustizia per aprire un
procedimento contro il governo di Asmara con l’accusa di “crimini contro l’umanità”.
Il giorno dopo la manifestazione internazionale, il primo settembre, si svolgerà l’Assemblea della
diaspora: migliaia di giovani provenienti dall’intera Europa, con delegazioni di esuli e rifugiati
anche dagli Stati Uniti, si sono dati appuntamento per costituire un Comitato Nazionale Unitario
in grado di porsi alla comunità internazionale come soggetto politico alternativo all’attuale governo.
Il punto di partenza saranno i valori e i principi della Costituzione eritrea varata nel 1997, che la
dittatura ha soffocato e cancellato, proprio perché prefigura una nazione libera, democratica, aperta,
garante dei diritti umani. Intendiamo sottoporre il nostro progetto a tutte le comunità della diaspora:
in Europa e via via alle realtà presenti in America, in Africa, ecc., oltre che ai gruppi in lotta
all’interno della stessa Eritrea. Il passo successivo sarà quello di chiedere il riconoscimento ufficiale
della comunità internazionale, per porsi come interlocutore credibile sui problemi interni ed esterni
che interessano l’Eritrea e su tutti i rapporti che la stessa comunità internazionale nel suo insieme o
i singoli Stati intendono allacciare con il nostro Paese.
Noi Eritrei della diaspora, in Italia e nel mondo, conosciamo da vicino le innumerevoli violazioni
commesse in Eritrea e crediamo fermamente che sia tempo di porre fine alla cultura dell’impunità e
di far sì che il dittatore Isaias Afewerki ed i suoi generali siano dichiarati responsabili di crimini
contro l’umanità e perseguiti dal Tribunale Penale Internazionale (ICC).
La Commissione per i diritti umani, nel suo report sull’Eritrea, documenta e denuncia crimini di
riduzione in schiavitù, prigionia illegale, sparizioni forzate, tortura, persecuzioni, stupri,
omicidi e altri atti inumani “. In sostanza, una vera e propria campagna per instillare la paura e
scoraggiare l’opposizione. Nei centri di detenzione e nei campi di addestramento militare in Eritrea
sono stati commessi crimini contro l’umanità in modo “generalizzato e sistematico” negli ultimi
25 anni. I membri della commissione hanno infatti ribadito che questa situazione è iniziata quando
le attuali autorità presero il potere nel 1993, dopo l’indipendenza dall’Etiopia, e dura tuttora.
In questo contesto un ruolo decisivo può giocarlo l’Italia.
Dall’ex colonia italiana nel Corno d’Africa scappano ogni mese anche ora migliaia di persone,
soprattutto giovani e giovanissimi. Tutti sperano di poter raggiungere amici o familiari negli Usa,
in Sudafrica e in Europa, ma molti di loro, se non muoiono durante la traversata del Sahara, o non
annegano nel Mediterraneo, o non vengono assassinati dai trafficanti di carne umana, arrivano sullecoste italiane.
Le situazioni di crisi che sta vivendo l’Africa e in generale il Sud del pianeta, dipendono in gran
parte dalla fiducia e dalla protezione concesse dagli Stati occidentali a vari “governi di comodo”,
spesso autentiche dittature, calpestando libertà e diritti e soffocando le aspirazioni di interi popoli,
in nome della realpolitik e di interessi economici spesso inconfessabili.
Per trovare una soluzione percorribile occorre una inversione di rotta di 180 gradi. Le scelte fatte
negli ultimi anni dal Governo italiano nei confronti dell’Eritrea hanno ignorato la voce del popolo
eritreo e seguito invece un percorso di stampo neocoloniale che, con l’intento di bloccare il flusso
dei profughi – in contrasto con la stessa Costituzione Repubblicana – e in nome di altri interessi
economico-politici, ha finito per ridare respiro e addirittura rivalutare la dittatura di Asmara.
Ma nella diaspora e non solo, esiste un’altra Eritrea che combatte civilmente e pacificamente
contro il regime dittatoriale, per realizzare la transizione del proprio Paese verso la libertà, la
democrazia e la dignità. Questa Eritrea, fatta di giovani e di persone che cercano con gli strumenti
della democrazia il rispetto delle proprie vite, sta lavorando per creare una reale alternativa per il
popolo eritreo.
I mass-media possono fare la differenza in questo senso, dando spazio ed attenzione al
movimento per la transizione democratica, come hanno saputo fare per altri paesi. Il caso più
famoso è forse quello del Sud Africa: la vittoria del movimento di Nelson Mandela è maturata e si è
potuta realizzare proprio e solo quando l’opinione pubblica mondiale si è schierata dalla sua parte e
ne ha seguito il percorso fino alla conquista della libertà. Ed è appunto al nuovo Sud Africa
costruito da Mandela in decenni di lotta che l’opposizione eritrea si ispira, puntando a costruire un
Paese diverso, finalmente libero e democratico e con una nuova classe dirigente, passando
attraverso una grande, pacifica ma radicale operazione di verità e giustizia, che chiami tutti a
rendere conto di quanto è accaduto in questi 25 anni.
Per il nostro paese, per l’Eritrea, è un momento decisivo.
Per questo, saremo a migliaia a Ginevra da tutto il mondo a manifestare
davanti alle Nazioni Unite per denunciare gli abusi del regime in Eritrea.
Coordinamento Eritrea Democratica
Il Coordinamento Eritrea Democratica riunisce diversi gruppi della diaspora in Italia e si pone
come soggetto politico alternativo alla dittatura di Isaias Afewerki, per la costruzione di un’Eritrea
libera, democratica, rispettosa dei diritti di tutti, aperta al mondo.
https://eritreademocratica.wordpress.com/

https://www.facebook.com/coordinamentoeritreademocratica

coord.eritreademocratica@gmail.com

Il REPORT INTEGRALE:
http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/CoIEritrea/Pages/commissioninquiryonhrinEritrea.aspxVideo:
https://www.youtube.com/watch?v=UFUM8xfZMI4
http://www.france24.com/en/20160513-video-reporter-eritrea-dictatorship-migrants-ethiopia

Articolo in Formato PDF:

Cumunicato_Manifestazione_Ginevra_2018 .pdf

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