Sono stato anch'io parte del gruppo protagonista
battaglia tra due fratelli
In questa settimana sto ricordando una notte dolorosissima:
la notte del 4 novembre dell'anno scorso.
E' passato già un
anno da quella terribile notte. Anche
se non sono bravo a scrivere in lingua
straniera,
però provo a dire qualcosa circa il nostro essere
qua in Eritrea perché mi pare
che il nostro mondo (la comunità internazionale sappia
poco di noi).
Giovedì 4 novembre 2004 è stata la prima
volta che ho visto delle
persone uccise cadere ai miei piedi. Fino a mezzogiorno per
me era un
giovedì normale come tutti gli altri giovedì.
Alle dodici, finita la scuola,
non
vedevo l'ora di
arrivare a casa perché avevo una fame da lupo... 100
metri prima di
arrivarvi, mi vengono
incontro tre soldati, uno con un bastone e agli altri due
armati di
pistola. Mi si è avvicinato uno
e, dopo avermi chiesto il menqesaqesi, (il tesserino per
potersi
muovere
da un posto all'altro), me l'ha ritirato
e lo ha tenuto con sé. L'altro soldato mi ha indicato
di
raggiungere un
gruppo di giovani.
Avevano rastrellato altri giovani. Arrivati a una cinquantina, è venuto
un camion e ci ha portati tutti
quanto alla periferia di Asmara, vicino alla 'scuola Bdho',
a
sud-est
della città. Non potevamo
credere a quanto stava accadendo perché eravamo migliaia
di giovani
circondati da soldati ben armati
ed a distanza di 3 metri l'uno dall'altro.E noi eravamo dentro.
Nessuno
poteva immaginare
cosa fosse successo; forse neanche i soldati. Eravamo studenti
con
divise e cartelle nelle mani, maestri,
gente che faceva il servizio militare in Asmara e, purtroppo,
anche
numerosi religiosi. Alle 5:30 del pomeriggio è
arrivato un ordine che diceva "Mandateli ad Adiabeito",
una
prigione
per renitenti alla leva..Arrivati là,
la prigine era già piena. Di fianco a essa c'erano
dei campi
recintati
con mura di quattro metri di altezza e della
grandezze di 70mX60m come media. Ci hanno fatti entrare come
le pecore.
Ogni persona aveva posto solo
per i suoi due piedi e si stava diritti come un palo. Stipati
come
sardine in scatola, si sono riepiti cinque campi.
Era già sceso il buio. Alle 7:00 di sera si sono sentite
urla da tutte
le parti accompagnate da una sassaiola diretta
verso i soldati che erano seduti attorno sul muro. Alcuni
di loro sono
stati colpiti in fronte. Sono scesi dal muro
e si sono messi dalla parte esterna della cinta. Abbiamo
fatto piovere
ancora dei sassi su quei soldati
lanciando le pietre come il mortaio. E loro si sono messi
a sparare.
Passata una mezz'oretta, gli altri gruppi
hanno smesso di protestare. anche il gruppo dove ero io ha
smesso per un
momento. In seguito solo il nostro gruppo
ha fatto la storia, è stato il gruppo protagonista.
Abbiamo fatto una
pausa di dieci minuti per poterci organizzare.
Abbiamo bruciato delle gomme di automezzo che erano in un
angolino.
Ancora abbiamo fatto piovere sassi sui soldati,
ed infine abbiamo spinto il muro tutti insieme fino a farlo
cadere in
pezzi grossi. Se anche non so di preciso quanti, però sono
morti dei soldati che sparavano..Il fuoco continuava a bruciare.
Ed ora
quando vedo in TV qualcuno che brucia qualcosa,
mi viene da pensare che hanno ragione. Quando è caduto
il muro, sono
scappati tantissimi giovani, soprattutto quelli che non avevano
il
menqeqaqesi.
Tanti di questi sono morti uccisi dalle armi dei soldati;
tanti altri
sono stati feriti gravemente e, ovviamente, altri sono riusciti
a
scappare.
Verso le 9:00 sono arrivati centinaia di soldati per soffocare
la
protesta, accompagnati da tre carriarmati. Prima hanno sparato
per 5 minuti e poi sopra le nostre teste (la mattina abbiamo
visto il
muro che era dietro di noi bucato come ;;;;;;;;;;;;;). Da
quelli
che erano davanti si sono levate le ultime voci di disperazione:
una
diecina dei giovani erano morti. Presi dalla paura, scappando
dai
soldati,
ad un quarto del campo abbiamo fatto dei mucchi di persone,
una sopra
l'altra; in alcuni erano poste fino quattro persone uno sopra
l'altra.
Ed è in questo momento
che è morto ai miei piedi un ragazzino di 15 anni:
aveva capelli lunghi
e la complasione (la divisa del lavoro). Abbiamo tentato
e ritentato di
alzarlo
ma non c'era nessuna speranza: era già andato, morto.
E fino
all'alba,
per tutta la notte, è rimasto ai nostri piedi, anche
perché abbiamo
ricevuto duri
ordini, che non dovevamo muoverci e tacere del tutto. La
mattina, un
amico di questo ragazzino, anche lui era con noi, ci spiega
con tante
lacrime:
" La mattina va a lavorare e il pomeriggio a scuola. Va a lavorare
mezza
giornata per poter sfamare la sua famiglia (perché lui è il
maggiore).
Suo padreè
al servizio militare già dal 98 (quando lui aveva
9 anni)".
La mattina viene preso un ISUZU con targa E.D.F. (militare)
e carica
una
15na di morti e tantissimi feriti. Perché, oltre ai
colpi di arma da
fuoco, tantissimi
avevamo preso botte su naso, testa, mani, schiena... Quella
mattina era
normale vedere le proprie camicie sporcate di sangue, sangue
proprio o
del vicino.
Avevamo una fame da lupi ed eravamo tutti allo svenimento.
Così uno a
uno, la maggior parte è stata liberata. Ma siamo
rimasti fino alla sera
del venerdì senza mangiare né bere niente.
Verso la fine della mattinata ho visto una cosa da non credere.
Due
giovani, uno armato e con i vestiti militari e l'altro segnato
sulla
camicia dal sangue della notte
dolorosa: uno racconta all'altro quello che era accaduto
durante la
notte, ognuno dal proprio punto di vista. E alcune volte
si scambiavano
dei piccoli sorrisi...
Erano fratelli che avevano combattuto l'uno contro l'altro
la
notte prima.