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Testimonianze |
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Arte
e Cultura
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L’indipendenza Dopo la lunga guerra di liberazione dal dominio etiopico
durata trenta anni e vinta nel 1991 dal Fronte di Liberazione
Popolare, l’Eritrea diventa 53° stato Africano
in seguito al referendum del '93 e si avvia ad un processo
di democratizzazione che avrebbe dovuto portare ad un futuro
di pace e di sviluppo.
La guerra Nel 1998 scoppia una nuova, insensata ed inspiegabile
guerra ancora con l’Etiopia che blocca il processo
di democratizzazione e la crescita economica. La guerra si
conclude nel 2000 con il Trattato di Algeri.
La dittatura I successivi problemi legati alla demarcazione
dei confini offrono al Preidente Eritreo un valido pretesto
per opporsi alla ripresa del percorso verso la tanto attesa
Costituzione, il multipartitismo e le elezioni..
Isayas Afeworki attualmente governa senza alcun mandato e
limitazione da parte della Assemblea Nazionale transitoria
che si riunisce raramente.
I dissidenti Le critiche contro il potere presidenziale prendono
forza nel maggio 2001, quando 15 membri del Comitato Centrale
(ex ministri, ambasciatori e generali) del PFDJ (Fronte Popolare
per la Democrazia e la Giustizia), pubblicano una lettera
aperta di richiesta di riforme esortando la piena applicazione
della costituzione, elezioni democratiche, l’abolizione
della Corte Speciale ed altre riforme.
La repressione Il 18 settembre 2001 (mentre il mondo intero è sotto
shock per l’attentato alle torri gemelle) vengono arrestati
11 firmatari della lettera e 18 giornalisti. Viene messa
al bando la stampa libera. Vengono rinchiusi in campo di
concentramento 2.000 studenti, alcuni dei quali perdono la
vita. L’ambasciatore italiano viene espulso dal paese
in 48 ore, per aver consegnato al Presidente Eritreo una
lettera di protesta a nome dell’Europa Unita di cui
era il portavoce ufficiale. La repressione del regime eritreo
continua in modo estremamente violento e nessuno degli articoli
della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani viene rispettato.
Viene negata la libertà di pensiero e di culto religioso.
Sin dal 1991 migliaia di innocenti ( fra cui dissidenti politici,
giornalisti, religiosi, studenti ed intere famiglie) vengono
perseguitati. Amnesty International, Human Right Watch, la
Croce Rossa Internazionale e altre associazioni analoghe,
denunciano continuamente la violazione dei diritti umani
in Eritrea: incarcerazioni arbitrarie, torture, maltrattamenti,
isolamento, stupri e servizio militare forzato mediante retate
e deportazioni di massa, anche di minorenni, in campi di
addestramento segreti (www.amnesty.it ).
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Le
conseguenze di quanto accade in Eritrea, si riflettono
in Italia nel flusso migratorio di chi fugge dalle persecuzioni
e chiede asilo. Sono nella maggior parte dei casi persone
che si imbarcano sulle carrette del mare, dopo aver attraversato
il deserto in condizioni di estremo disagio in Sudan e in
Libia.
Sbarcati in Italia, anziché trovarsi in condizione
di maggiore sicurezza , vengono a trovarsi ancora una volta
in una situazione di grave pericolo.
L’Italia risponde alla loro richiesta di aiuto con leggi confuse
ed inadeguate, rimpatri forzati, inadeguatezza dei centri
di accoglienza e nessun tipo di riconoscimento dei diritti
malgrado il debito morale verso l’Eritrea che è stata
colonia primogenita italiana. La maggior parte dei rifugiati si trova allo sbando
totale e diventa facile preda di sfruttatori e faccendieri. Negli ultimi mesi
si sono verificati sei decessi: alcuni dovuti a suicidio per disperazione, altri
a circostanze ancora da chiarire.
Ad aggravare la situazione esiste in Italia una Comunità di Eritrei di
vecchia generazione bene integrata, i cui esponenti sono per la maggior parte
sostenitori attivi del regime dittatoriale eritreo. Paradossalmente alcuni di
questi che collaborano con Associazioni umanitarie ed Istituzioni Italiane come
mediatori culturali, sono al tempo stesso attivisti del partito unico eritreo
(PFDJ) e pertanto svolgono un ruolo di portavoce del regime attraverso una rete
politica ben strutturata in varie città italiane. Tale rete esercita un’azione
di controllo attraverso l’Ambasciata Eritrea su tutti gli eritrei presenti
sul territorio italiano rendendoli facilmente ricattabili e perseguibili, forti
della disinformazione che esiste anche a livello istituzionale sulla reale situazione
politica in Eritrea.
Chi era deciso a denunciare i soprusi in Eritrea viene intimorito e costretto
al silenzio attraverso la minaccia di ritorsioni sui parenti rimasti in Eritrea.
Basta pensare che tutti gli eritrei sono obbligati a pagare al regime eritreo
una tassa mensile del 2% sui salari, pena la negazione del visto di rinnovo del
passaporto, senza il quale non si può avere il rinnovo del permesso di
soggiorno nè il rinnovo del contratto di lavoro.
.Nonostante un’apparente serenità di rapporti diplomatici
con l’Italia, il regime eritreo ha espulso recentemente personale diplomatico,
sei ONG italiane e rifiuta la concessione del visto di ingresso a giornalisti
e cittadini che hanno espresso la propria opinione in merito alla violazione
dei diritti umani nel paese.
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Collaborare a livello nazionale ed internazionale
con altre organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti
umani del popolo eritreo al fine di formare una rete globale
di azione non violenta.
Sostenere una continua campagna di informazione e denuncia della violazione dei
diritti umani in Eritrea mediante, conferenze, seminari, mostre, manifestazioni,
volantinaggi, marce, contatti diretti con i media e ogni altro strumento di comunicazione.
Esercitare continua pressione presso le istituzioni politiche italiane a livello
nazionale, regionale, provinciale e comunale affinché ci possa essere
maggiore chiarezza e monitoraggionella gestione di progetti finalizzati all’accoglienza e all’assistenza
degli immigrati eritrei in Italia, nonché dei progetti di aiuto umanitario
in Eritrea.
Esercitare pressione presso il Parlamento Europeo, le Nazioni Unite e l’Africa
Unita affinché possano essere prese a livello internazionale le giuste
misure contro ogni abuso dei diritti umani in Eritrea.
Sollecitare la Croce Rossa Internazionale, AnmestyInternational ed altre organizzazioni
analoghe affinché venga richiesta
un’ispezione nelle carceri eritree per verificare le condizioni di detenzione
di tutti i prigionieri di coscienza. |
Contattaci
e-mail : asper@tim.it - ph.: +39 3343843669
(Italia) - +49 1791600287 (Germania) |
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