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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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8 maggio 2013 – Rapporto AMNESTY – A vent ‘anni dall’indipendenza eritrea detenzioni arbitrarie e torture –

(ASCA) – Roma, 8 mag – Era il 24 maggio del 1993 quando l’Eritrea venne formalmente riconosciuta come nazione indipendente seprata dall’Etiopia, contro la quale aveva combattuto una guerra durata 30 anni. Vent’anni dopo le euforiche celebrazioni e la promessa d’indipendenza, migliaia di prigionieri di coscienza e politici patiscono nelle prigioni eritree senza accusa ne’ processo, solo per aver espresso la propria opinione, professato la propria religione o per aver tentato di fuggire alla repressione nel loro paese.

La denuncia e’ contenuta in un rapporto di Amnesty International, che accusa il governo del presidente Isaias Afewerki di aver fatto ricorso sistematicamente ad arresti e detenzioni arbitrarie per reprimere tutta l’opposizione, mettere a tacere i dissidenti, e punire chiunque si rifiutasse di accettare il sistema repressivo.

Migliaia di prigionieri politici e di coscienza sono scomparsi mentre erano detenuti in segreto e in isolamento, senza accusa ne’ processo e senza avere contatti con il mondo esterno.

Tra i detenuti, prosegue Amnesty, ci sono oppositori e critici – reali o sospettati – del governo, politici, giornalisti, membri di gruppi religiosi registrati e non, persone che cercavano di sfuggire o disertare il servizio nazionale obbligatorio a tempo indeterminato o di scappare dal paese. Al posto degli individui che si sono sottratti, sono stati arrestati loro familiari. Senza alcuna eccezione nota, nessuno di questi migliaia di prigionieri e’ mai stato accusato o processato ne’ ha potuto incontrare un avvocato.

Le loro famiglie non sanno dove si trovino esattamente e, in molti casi, non hanno piu’ avuto loro notizie.

Dal rapporto dell’organizzazione che si batte per la difesa dei diritti umani, emerge la figura di un paese dove non viene tollerato alcun dissenso, neanche da parte dei membri piu’ autorevoli del governo. Il partito in carica non puo’ mettere in discussione le politiche del governo, e’ ammesso un solo partito politico – quello al potere, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (Pfdj) – e dal 2001 non ci sono media indipendenti che possano esaminare l’operato del governo.

Nel paese non esiste la liberta’ di stampa, dopo che nel settembre 2001 il governo eritreo ha chiuso le attivita’ dei media indipendenti e arrestato 10 giornalisti, da allora in detenzione segreta e arbitraria e in isolamento – senza accusa ne’ processo – da allora. Secondo notizie non confermate, diversi di loro sono morti mentre erano in carcere.

Tortura e altre forme di maltrattamento sono all’ordine del giorno. Uno dei metodi punitivi piu’ frequenti consiste nel legare i prigionieri con delle corde in posizioni dolorose e lasciarli al sole per ore e ore. Spesso il prigioniero, legato, e’ lasciato sotto il sole per molto tempo.

08 maggio 2013 

(A vent’anni dall’indipendenza eritrea detenzioni arbitrarie e torture)

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