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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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4 febbraio 2011 – Quotidiano.net –

Wikileaks, rifugiati eritrei pestati dai militari della marina italiana durante i respingimenti in Libia

Nuovi file diplomatici svelano l’uso della violenza da parte dei militari italiani con gli immigrati e l’Ambasciatore a Tripoli che si nega all’Onu. Al Qaeda avrebbe rinunciato a un quinto attacco al Wtc. Tesione Usa-Cina per missili spaziali

Migranti respinti dall'Italia a Tripoli (Ansa - foto concesse dal Consiglio Italiano per i Rifugiati)
Migranti respinti dall’Italia a Tripoli (Ansa – foto concesse dal Consiglio Italiano per i Rifugiati)

New York, 3 febbraio 2011 – Nuove rivelazioni dai file nei documenti diplomatici Usa diffusi dal sito Wikileaks e pubblicati oggi dall’Unità. Eritrei pestati dai militari della marina italiana durante i respingimenti in Libia e l’Ambasciatore italiano a Tripoli che fa finta di niente e si nega alle pressanti richieste dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite.

In un cablogramma datato 5 agosto 2009, l’Ambasciatore americano Gene Cretz riferisce sull’incontro avuto con il direttore dell’Alto Commissariato dei rifugiati a Tripoli, l’iracheno Mohamed Alwash, in piena stagione di respingimenti. Obiettivo dell’incontro è definire un piano di accoglienza negli Stati uniti per un gruppo di rifugiati eritrei respinti dall’Italia e detenuti a Misratah, ma Alawash racconta anche del pestaggio subito dagli eritrei respinti dalla marina italiana il 1 luglio e dell’ostruzionismo dell’Ambasciatore italiano, Francesco Trupiano.

Il 1 luglio, i militari italiani intercettano un barcone con 89 persone a bordo, tra cui 75 eritrei, comprese nove donne e tre bambini. “Quando l’imbarcazione è stata intercettata – racconta Alwash all’Ambasciatore – tre degli eritrei hanno chiesto di parlare con il comandante della nave italiana per informarlo del loro status di rifugiati. Diversi passeggeri hanno mostrato al comandante i loro attestati rilasciati dagli uffici dell’Alto commissariato dei rifugiati delle Nazioni Unite”. Ma il comandante risponde che c’è “un ordine tassativo del governo italiano di riportare i migranti in Libia” e quindi ordina a tutti di salire sulla nave italiana diretta in Libia. Al rifiuto degli eritrei, i militari italiani passano alle maniere forti: Alwash riferisce di “scontri fisici tra i migranti e l’equipaggio italiano che si concludono con alcuni degli africani picchiati dagli italiani con bastoni di plastica e di metallo”. Alla fine si contano “almeno sei feriti”.

Dopo due giorni di insistenti richieste, gli operatori delle Nazioni Unite ottengono l’autorizzazione a incontrare il gruppo dei migranti respinti. Alwash sollecita il governo italiano, ma non arrivano risposte, e agli americani confida di ritenere che “il governo italiano faccia intenzionalmente ostruzionismo alle Nazioni Unite”.

In particolare, il responsabile Onu afferma che l’Ambasciatore italiano “Trupiano si rifiuta di incontrarsi con l’Unhcr” e di aver saputo che il diplomatico dice di lui che è soltanto un “piantagrane”. Trupiano, continua Alwash, è concentrato solo sui respingimenti e dice addirittura di non sapere niente di un iniziale accordo tra Nazioni Unite e governo italiano per riportare in Italia una ventina dei 93 titolari di asilo politico che le Nazioni Unite hanno identificato tra i respinti in Libia.

Un quadro che porta il responsabile Onu a concludere che “l’accordo di cooperazione tra Italia e Libia per respingere i migranti intercettati nel Mediterraneo verso la Libia stia violando i diritti umani dei migranti e mettendo in pericolo i richiedenti asilo”.


L’11 SETTEMBRE AL QAEDA RINUNCIO’ AL QUINTO ATTACCO
– Un gruppo di terroristi del Qatar sospettato di missioni di monitoraggio sui bersagli dell’11 settembre, oltre che di aver fornito “supporto” agli ideatori delle stragi, doveva volare a Washington alla vigilia degli attentati. E’ quanto ha appreso il Daily Telegraph attraverso uno dei cablogrammi della diplomazia statunitense ottenuti da Wikileaks.

La rivelazione ha incrementato il sospetto che il gruppo, composto da tre uomini, dovesse rappresentare la quinta squadra di kamikaze, ma fece marcia indietro sull’attentato proprio all’ultimo istante. Anzichè salire su un volo interno verso la capitale statunitense, fece rientro a Doha con uno scalo a Londra.

Documenti segreti rivelano che i tre raggiunsero New York da Londra a bordo di un volo della British Airways, tre settimane prima degli attentati. Effettuarono missioni di sorveglianza al World Trade Centre, alla Casa Bianca e in Virginia, stato in cui si trovano i quartier generali di Cia e Pentagono.

In seguito volarono a Los Angeles, dove alloggiarono in un albergo vicino all’aeroporto dove il conto fu saldato – secondo quanto accertato dall’Fbi – da un “terrorista condannato”, che acquistò inoltre i biglietti aerei.

Il personale dell’albergo raccontò agli inquirenti di aver visto divise da pilota nella loro stanza, insieme con stampe da un computer che contenevano nomi di piloti, numeri di volo e pacchi diretti in Siria, Afghanistan, Gerusalemme e Giordania.

Il 10 settembre erano prenotati su un volo Los Angeles-Washington che non riuscirono a prendere; il giorno successivo lo stesso Boeing 757 fu dirottato da cinque terroristi e fatto schiantare contro il Pentagono.

TENSIOSE TRA USA E CINA PER MISSILI SPAZIALI – Gli Stati Uniti minacciarono di intraprendere un’azione militare contro la Cina nel corso di una corsa segreta agli armamenti per le “guerre stellari”. E’ quanto emerge da un cablogramma della diplomazia statunitense ottenuto dal Daily Telegraph attraverso Wikileaks.

Le due superpotenze nucleari smantellarono entrambe i loro satelliti utilizzando missili sofisticati in distinte dimostrazioni di forza. Il governo di Washington era preoccupato a tal punto dalle iniziative di Pechino che minacciò privatamente la Cina di rappresaglie militari se non avesse desistito.

I cinesi, tuttavia, hanno realizzato ulteriori test (i più recenti lo scorso anno) che hanno portato a nuove rimostranze del segretario di stato americano Hillary Clinton. Pechino giustificò le sue azioni accusando gli americani di sviluppare un sistema “offensivo” di armi laser in grado di distruggere missili prima della loro partenza da territorio nemico.

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