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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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30 novembre 2010 – La Repubblica –

Uccisi tre degli 80 profughi eritrei sequestrati –
Non avevano i soldi per proseguire la fuga

I trafficanti di uomini da più di un mese li tengono segregati nel Sinai egiziano in condizioni disumane, incatenati come schiavi, maltrattati e marchiati a fuoco. Avevano già pagato 2.000 dollari per il loro viaggio verso Israele, ma i trafficanti hanno aumentato la posta. L’UNHCR ha attivato i canali diplomatici

ROMA – Sono stati uccisi perché non avevano gli 8 mila dollari richiesti dai trafficanti di profughi, che avrebbero dovuto portarli in Israele, tre degli 80 eritrei sequestrati 1 da aguzzini parassiti e spietati nel deserto del Sinai, in una località imprecisata tra Egitto e Israele. I mercanti di uomini da più di un mese li tengono segregati in condizioni disumane, incatenati come schiavi, maltrattati e marchiati a fuoco. Peraltro, avevano già pagato 2.000 dollari per il loro viaggio dalla Libia, una cifra che i trafficanti hanno deciso di aumentare ad 8 mila per proseguire verso la meta. A tenere informata l’opinione pubblica su quesrta terribile vicenda è l’Agenzia Habeshia, che mantiene i contatti con alcuni parenti degli ostaggi.

Chiamato in causa Boutros Ghali.
“Chiaramente non c’è più un minuto da perdere” – dice Christopher Hein, direttore del CIR 2,  Consiglio italiano per i rifugiati – la comunità internazionale e l’Egitto non possono stare a guardare mentre si sta compiendo una strage. Devono intervenire subito”. Il CIR ha lanciato un appello al Consiglio Nazionale Egiziano per i Diritti Umani, presieduto da Boutros Boutros Ghali e al Delegato dell’UNHCR in Egitto, Dayri Mohamed. L’ufficio dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite ha immediatamente attivato

i canali deplomatici e si è rivolto al governo egiziano affinchè intervenga con urgenza sulla situazione. Ma difficoltà sono enormi, anche solo per individuare il luogo dove i profughi sono segregati.  

E’ l’esito dei restringimenti.
“Stiamo assistendo a una delle tante terribili conseguenze della chiusura delle frontiere e della politica dei respingimenti indiscriminati – ha aggiunto Hein – i rifugiati continuano ad esistere, anche se ne arrivano molti di meno nel nostro Paese. Stanno studiando nuove vie di fuga per raggiungere l’Europa, sempre più pericolose: dalla Libia verso l’Egitto e li a risalire i Paesi del Mediterraneo. Notizie allarmanti parlano di 600 profughi provenienti dal Corno d’Africa che si trovano nel deserto del Sinai. Uno dei confini più pericolosi al mondo. Questo nuovo scenario – ha concluso il direttore del CIR – ci preoccupa davvero molto. Al Parlamento Europeo ci sarà un’audizione in cui verrà discussa la condizione dei rifugiati Eritrei. Ci aspettiamo delle risposte umanitarie per garantirne la protezione. Risposte che non possono più essere rimandate”.

(29 novembre 2010)

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