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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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28 ottobre 2009 – La situazione dei rifugiati eritrei nel rapporto della Caritas-Migrantes

 

 

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PRESENTATO IERI IL NUOVO RAPPORTO 2008 SULL’IMMIGRAZIONE DELLA CARITAS-MIGRANTES Sono oltre 4 milioni gli immigrati regolari che contribuiscono alla crescita economica del nostro paese


(29 Ottobre 2009) – Anche quest’anno dai dati del Rapporto emerge un quadro generale del fenomeno migratorio assai diverso dall’immagine che la politica del governo e i media continuano ad enfatizzare.

Secondo il Rapporto gli immigrati regolari in Italia superano i 4 milioni e mezzo, di contro nel 2008 sono sbarcate sulle coste italiane alcune migliaia di persone, esattamente 36.951 (meno dell’1% della popolazione regolare), 17.880 sono stati i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere. Numeri quest’ultimi, decisamente irrisori rispetto alle dimensioni generali del fenomeno .

Una stima del Dossier ha evidenziato che il gettito fiscale assicurato dagli immigrati nel 2007 è stato di 3 miliardi e 749 milioni di euro, dei quali 3,1 miliardi per i soli versamenti Irpef e le restanti somme per diverse altre voci (addizionale Irpef regionale, Ici,Imposte catastali e ipotecarie). Del resto già Unioncamere aveva stimato che gli immigrati concorrono per il 9% al Prodotto Interno Lordo.

Tuttavia il pugno duro, la lotta contro gli sbarchi clandestini, il pacchetto sicurezza continuano a costituire l’elemento centrale dell’attività politica in materia di immigrazione . Monsignor Schettino, presidente della Commissione Episcopale Migrazioni e Migrantes, commentando i risultati del Dossier, ha sottolineato come questo atteggiamento non faccia altro che rafforzare nel senso comune della gente il cliché immigrato-clandestino- delinquente. E chiede che si passi dall’ossessione per il Pacchetto sicurezza alla creazione di un Pacchetto Integrazione, che possa davvero permettere la gestione di un fenomeno così complesso.

Ma nel clima attuale è possibile lasciare 300 persone in balia del mare per giorni, oppure, come si verifica da mesi, riconsegnare in mare e trasbordare i migranti irregolari da unità militari italiane a mezzi della marina militare libica, nelle forme di respingimento collettivo ed indiscriminato.

Tutto ciò senza che ci sia una vera reazione di indignazione da parte dell’opinione pubblica, ormai terrorizzata dall’invasione dei clandestini, e senza alcun intervento di condanna e di azione da parte delle Autorità e delle Corti internazionali.

I respingimenti in Libia e i tentennamenti nei soccorsi in mare, non solo sono un crimine contro le Convenzioni Marittime e Contro la Convenzione di Ginevra, ma sono anche un Crimine contro l’Umanità.

Come ricorda Fulvio Vassallo in una recente nota divulgata a seguito delle ultime vicende: ‘L’art. 12 del Codice delle frontiere Schengen prevede che le autorità di polizia possano bloccare i migranti che tentano di entrare nel territorio di uno stato Schengen, ma secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia questo potere non può essere esercitato in contrasto con i diritti fondamentali della persona umana, tra i quali va annoverato il diritto di chiedere asilo ed il diritto a non subire respingimenti collettivi. Chiunque venga raccolto a bordo di una unità battente bandiera italiana in attività di controllo delle frontiere marittime, si trova in territorio italiano e se fa richiesta di asilo, o se si tratta di un minore, non può essere riconsegnato alle autorità di un paese terzo come la Libia, soprattutto quando non può essere stabilita la esatta provenienza delle persone raccolte in mare. La Libia non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui Rifugiati; Gheddafi (nella foto) è in ottimi rapporti con il dittatore Eritreo e la Libia deporta in Eritrea centinaia di giovani fuggiti dal proprio paese e che avrebbero diritto al riconoscimento di status di rifugiato. Sono tanti i giovani eritrei che tentano la fuga con le carrette del mare, affidarli alla Libia, come è stato fatto già in diverse occasioni, significa sostanzialmente riconsegnarli nelle mani del dittatore eritreo.’

APPROFONDIMENTI:

http://www.caritasitaliana.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=10

 

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