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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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25 ottobre 2013 – ROMA – MANIFESTAZIONE PER LE VITTIME DI LAMPEDUSA – piazza Montecitorio – ore 10 –

Appello
La morte di queste persone era evitabile.
All’interno dell’Unione europea si susseguono appelli, i politici ripetono frasi di circostanza, a cui però non seguono i fatti. Bisogna invece offrire un’alternativa a queste persone, in fuga da dittatura, guerra e violenze, che altrimenti è costretto ad affidarsi ai trafficanti.
I morti ci saranno finché non offriremo reali alternative di accoglienza.
Questo è l’ennesimo naufragio: dal 1998 oltre 20.000 esseri umani sono stati inghiottiti dalle acque del Mar Mediterraneo, e oltre 5.000 sono caduti vittime del traffico di organi umani nel Sinai; un numero imprecisato ha trovato la morte nel viaggio disperato nelle sabbie del Sudan e
dell’Egitto. È l’ora di agire per fermare una carneficina che dura da troppi anni.
Perché queste persone partono? Cosa le spinge ad assumersi rischi enormi, nella traversata di deserti e mari? Più concretamente, osservando ad esempio che una grande percentuale di coloro che sbarcano sulle nostre coste arrivano dal Corno d’Africa, qual è la nostra posizione politica nei confronti dei governi di quei Paesi?
L’Eritrea è un carcere a cielo aperto: più di 10.000 perseguitati, buona parte rinchiusa incommunicado in prigioni disumane, prigionieri per reati di opinione o politici. Si ignora quanti siano ancora in vita, e quanti siano stati uccisi e/o siano deceduti. L’Eritrea è un paese chiuso a qualsiasi controllo umanitario, privo di stampa e di informazione libere, se non quelle legate al regime. L’economia dell’Eritrea è morta a causa della completa militarizzazione del Paese. Le poche risorse provengono dalle rimesse degli emigrati. Bambini soldati e/o schiavi sono costretti a lavori forzati e sottoposti a lavaggi del cervello. Un quarto della popolazione eritrea vive all’estero, ciò ne fa uno dei Paesi con il più alto
numero di rifugiati all’estero del mondo. I loro parenti in patria sono sottoposti a ricatti
economici impossibili da pagare (in particolar modo l’odiosa imposta del 2% che grava sui
redditi prodotti all’estero dalla diaspora), alla tortura, alla galera.
In Eritrea, Isayas Afeworki  è al potere da esattamente vent’anni. È un uomo che viola
sistematicamente i diritti del suo popolo. Nonostante ciò l’Italia – sia i governi di destra sia
quelli di sinistra – ha fatto e fa ottimi affari con lui.

È possibile che uno Stato, come l’Italia, firmatario della Convenzione europea per la
salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali collabori con associazioni e
consolati legati al regime eritreo che di fatto ledono diritti fondamentali e inderogabili?
È giusto che in uno stato di diritto i cittadini eritrei subiscano una doppia imposizione fiscale, frutto di persecuzioni e intimidazioni imputabili ai consolati o alle suddette associazioni o a persone fedeli alla politica del regime residenti nel territorio italiano che operano come dei veri e propri esattori di tasse in nome e per conto dello stato Eritreo?

Noi chiediamo una protezione completa e non a metà.
Che vengano valutate  le ragioni della presenza del Ambasciata/consolato Eritreo in Italia, una presenza nociva e diseducativa per una convivenza civile e pacifica.

Crediamo sia interesse nazionale Italiano proteggere i suoi cittadini, pertanto chiediamo:

1.    Che l’Italia chiarisca la sua posizione con il governo Eritreo

2.     Un indagine accurata sul sistema di tassazione del 2% Eritreo, sul sistema di rilascio dei documenti e sulle garanzie di tutela ai cittadini Eritrei

CHIEDIAMO INOLTRE ALL’ITALIA

1.    Che la legge Bossi-Fini venga modificata – integrata con nuove norme per i RIFUGIATI POLITICI e prevedere una legge organica sull’asilo.
2.    Creare un corridoio umanitario per il DIRITTO D’ASILO EUROPEO (permettere ai migranti bloccati in “paesi terzi” di raggiungere legalmente l’Europa) e  che i pattugliamenti diventino azioni di soccorso e non di respingimento o rimpatrio forzato.
3.    Rafforzare una politica di accoglienza Europea perché i paesi di approdo, come l’Italia, possano essere un luogo di prima accoglienza, dove alle persone si possano avere l’eventuale opportunità di poter ricongiungersi legalmente, con i propri parenti residenti in altri paesi europei per poter ri-costruirsi un futuro.
4.    Per i defunti: chiediamo la RESTITUZIONE DELLE SALME alle loro famiglie in Eritrea, perché possano essere onorati almeno da morti.

Il regime attuale ci ha tolto la libertà dataci dai nostri patrioti con la lotta di liberazione. La nostra presenza in Italia è la testimonianza del nostro involontario esilio.

Coordinamento Eritrea Democratica

Eritrean Youth Solidarity for National Salvation Italy
ASPER-ERITREA.Associazione per la tutela dei diritti umani del Popolo Eritrea
ENCDC Europe
MOSSOB Comitato Italiano per Eritrea Democratica

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