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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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23 febbraio 2011 – La Repubblica –

 

Tripoli, la caccia a somali e eritrei
“Scambiati per mercenari o rivoltosi”

Per lo straniero con la pelle nera non c’è scampo: viene identificato dai manifestanti come mercenario al soldo di Gheddafi e dal regime come supporter degli oppositori. La denuncia dell’agenzia eritrea Habeshia e di EveryOne Group. Emergency: “L’Italia è il maggiore esportatore di armi in Libia

di CARLO CIAVONI 

TRIPOLI – La notte scorsa ci sarebbero state irruzioni nelle case abitate dai profughi eritrei ed etiopi approdati in Libia, con aggressioni e arresti inspiegabili di 16 persone. Non si sa dove siano state portate, né chi siano coloro che hanno effettuato gli arresti  perché, stando a quanto risulta a padre Moses Zerai – direttore dell’agenzia eritrea Habeshia, costantemente in contatto con i suoi connazionali – gli autori delle irruzioni erano vestite con abiti civili ma con le armi in pugno. Le testimonianze sono arrivate nel corso della scorsa notte e poi confermate da altri contatti in giornata.

Tra due fuochi. “Siamo molto preoccupati – ha detto padre Zerai – per la sorte dei profughi in Libia in questo clima di caccia lo straniero Africano, identificato dai manifestanti come mercenari e dal regime come supporter degli oppositori. Una condizione che li vede in mezzo a due fuochi pericolosissimi. In Libia ci sono molti profughi eritrei ed etiopi, che stanno vivendo ore d’angoscia, in particolare le famiglie con bambini. Siamo fiduciosi che verranno fatte ogni sforzo possibile per salvare la vita di queste persone presi di mira, sopratutto dopo il discorso del Colonnello Gheddafi di ieri sera. Chiediamo – ha detto ancora Zerai – a tutti i paesi europei di non lasciare nulla di intentato per evacuare tutti i profughi africani perseguitati in queste ore in diverse zone della Libia”.

In Libia 8.000 rifugiati.

Il

Gruppo EveryOne 1, organizzazione internazionale per i diritti umani con sede in Italia, considera con favore le parole di Melissa Fleming, portavoce dell’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, che da Ginevra, in previsione di nuovi flussi di profughi dalla Libia verso l’Italia, ha chiesto al nostro governo: “Per favore, non respingeteli”. La Fleming ha ricordato che ci sono in Libia più di 8.000 rifugiati politici registrati dall’UNHCR 2 e circa 3000 richiedenti asilo provenienti da Sudan, Eritrea, Somalia, Ciad, Iraq e Territori palestinesi.

I respingimenti italiani. “L’appello dell’Alto Commissario – dice Roberto Malini, uno dei responsabili di EveryOne Group in una lettera all’UNHCR e all’UE – è in linea con quanto prevede la Convenzione di Ginevra, e qualsiasi paese civile dovrebbe attenervisi sia per rispetto delle leggi internazionali, sia per quei sentimento di solidarietà che è alla base della civiltà, della democrazia e dei valori morali su cui si fondano le nazioni moderne. Ci preme tuttavia ricordare all’Alto Commissario e alle istituzioni dell’Unione europea che l’Italia conduce da anni politiche in totale violazione della Convenzione di Ginevra e delle Carte internazionali che proteggono i profughi e gli sfollati, attuando respingimenti illegittimi, approvando leggi che criminalizzano l’immigrazione da paesi in crisi umanitaria, perseguitando le etnie e le razze provenienti da paesi poveri”.

“Ministri italiani xenofobi”. “Non a caso – prosegue la lettera – alcuni ministri italiani appartengono a movimenti dichiaratamente xenofobi e antieuropei. Ecco perché chiediamo all’UNHCR e al Parlamento europeo di continuare a pretendere dell’Italia il rispetto degli accordi internazionali sull’immigrazione, ma, contemporaneamente, di prevedere piani di accoglienza riservati ai profughi e agli sfollati all’interno di paesi non complici di politiche xenofobe e rispettosi della Convenzione di Ginevra, salvo poi valutare procedure di infrazione contro chi tradisca i precetti della Convenzione di Ginevra e della Carta dei diritti fondamentali nell’Ue”.

Emergency: “L’italia vende armi alla Libia”. L’organizzazione che fa capo a Gino Strada “assiste con viva preoccupazione alla dura repressione che negli ultimi giorni sta insanguinando la Libia. Le notizie che circolano in queste ore – si legge in un comunicato – riferiscono di bombardamenti aerei sui civili e di manifestanti attaccati con proiettili anticarro: si tratterebbe di gravissimi crimini di guerra, davanti ai quali l’Italia deve prendere una posizione di netta condanna. Notiamo anche che il nostro Paese è, ad oggi, il principale esportatore di armi dall’Europa verso la Libia, e questo nonostante la legge 185/90 del Parlamento Italiano vieti di esportare armamenti in Stati che non garantiscono il rispetto dei diritti umani”.

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