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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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20 settembre 2010 – ERITREA – la repressione comincia 9 anni fa – dal blog di Massimo Alberizzi (Corriere della Sera)

http://africaexpress.corriere.it/2010/09/eritreadissidenti_e_giornalist.html

Scritto da: Massimo A. Alberizzi alle 20:34

Il 18 settembre è caduto il nono anniversario della brutale repressione scatenata in Eritrea dal regime di Isayas Afeworki contro i dissidenti, gli intellettuali e gli studenti. Da combattente per la libertà, l’ex capo ribelle è diventato un violento dittatore. Paranoico e sciovinista, Afeworki – circondato dai suoi fedelissimi, vede nemici dappertutto e il suo governo, laico e comunista, non esita e sostenere i regimi e i guerriglieri più conservatori e autoritari della regione: dagli islamici somali, gli shebab, agli sciiti che comandano a Teheran.

L’Eritrea è diventato il regime più repressivo di tutta l’Africa, dove regna la paura perché le spie del governo sono dappertutto, dove si rischia di sparire in una galera se si pronuncia una parola di critica al padre padrone e ai suoi scherani. Peccato, perché quella terra è meravigliosa e la sua gente fantastica e ospitale.

Tra le altre vittime del regime è bene ricordare Petros Salomon, ministro scomparso nelle galere eritree quel 18 settembre di nove anni fa assieme ad altri colleghi. La sua colpa? Aver chiesto riforme democratiche. Un grande uomo Salomon, un intellettuale e un guerrigliero. Ma con lui nei lager segreti ci sono decine, forse centinaia di dissidenti. Vanno ricordati tutti perché ciascuno di loro avrebbe potuto fare grande un piccolo Paese che una crudele dittatura sta distruggendo a picconate.

L’Italia incurante della dittatura oscurantista e brutale, continua a fare affari con la sua ex colonia e Isayas viene spesso nel nostro Paese in visita privata e per curarsi. In queste occasioni ha incontri ad alto livello con ministri e assessori e presidenti regionali.

Secondo l’Eastern Africa Journalists Association (EAJA) il governo eritreo è il peggior nemico della libertà di stampa. L’Organizzazione in occasione del 18 settembre ha chiesto per l’ennesima volta che siano liberati i giornalisti detenuti da quasi un decennio senza nessuna accusa. Secondo l’EAJA gli internati sono tenuti in condizioni disumane: subiscono trattamenti medici e torture.

Almeno cinque giornalisti, c’è scritto in un comunicato, sono morti per le condizioni di detenzione in container metallici seppelliti sotto terra. “Il governo eritreo – spiega il segretario generale dell’EAJA, Omar Faruk Osman – oltre a essere un acerrimo nemico della libertà di stampa, viola profondamente ogni diritto umano. Democrazia e Stato di diritto sono stati completamente soppressi. L’oppressione è crudele, brutale e senza alcuna pietà. Il regime di Asmara, poi, accerta con feroce  meticolosità  che il giornalismo come professione non possa essere praticato nel Paese, diventato ormai un grande campo di concentramento per giornalisti e dissidenti”.

Ma Omar Faruk bacchetta anche la comunità internazionale, definita “apatica davanti alle continue persecuzioni contro i giornalisti e la gente qualunque”. Poi aggiunge: “Basta con quella diplomazia internazionale che si definisce ‘quieta’ e che non raggiunge alcun risultato. Gli eritrei non fanno entrare nel loro Paesi neppure i giornalisti stranieri così possono continuare a nascondere le loro atrocità”

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A nome dell’ EAJA Omar Faruk fa infine delle richieste precise: “L’ONU – spiega – deve rafforzare sanzioni varate il 23 dicembre che comprendono l’embargo sulle armi, il divieto di viaggi all’estero per i dirigenti politici e militari del regime, e il congelamento dei loro beni all’estero. L’Unione Europea deve interrompere qualunque cooperazione economica con l’ex colonia italiana. Tutti i Paesi che ospitano missioni eritree facciano attenzione. Molto spesso i privilegi e le immunità diplomatiche vengono utilizzati per spiare i dissidenti rifugiati la cui vita viene messa in pericolo”.

In occasione del 18 settembre anche in Italia i dissidenti eritrei si sono organizzati per chiedere la liberazione dei prigionieri politici in galera nel loro Paese. L’Asper (Associazione per la tutela dei diritti umani del popolo eritreo)è uno dei gruppi che guida la protesta. Spiega Dania Avallone, una delle animatrici del movimento, oceanografa che ha lavorato per anni a Massawa per studiare gli splendidi fondali del Mar Rosso: “Migliaia di eritrei lottano tra la vita e la morte, da anni si trovano in completo isolamento in carceri segrete di estrema sicurezza, sottoposti a maltrattamenti e tortura. Molti non sono sopravvissuti, altri sono agonizzanti. A nulla sono valsi gli appelli di Amnesty International, Human Right Watch, Reports sans Frontieres,  International Red Cross e della rete internazionale formata da decine di associazioni per la tutela dei diritti umani del popolo eritreo”

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“ll dittatore eritreo Isayas Afeworki (che Dania Avallone conosce molto bene e frequentava durante i primi momenti dell’indipendenza nei primi anni ’90, ndr) , in ottimi rapporti con Silvio Berlusconi, li ha definiti traditori e li ha condannati senza processo. Sono persone che  hanno avuto il coraggio di chiedere riforme democratiche o che hanno pacificamente espresso le proprie opinioni. A costoro, oggi si  aggiungono i giovani eritrei  scappati dal regime che speravano nell’asilo politico e che invece l’Italia ha respinto in Libia dove Gheddafi provvede al loro rimpatrio o all’arresto nei suoi campi di sterminio”.

malberizzi@corriere.it

Nelle foto: in alto Isayas Afeworky con Silvio Berlusconi in massa la manifestazione dell’ASPER davanti all’ambasciata eritrea a Roma

 

 

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