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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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17 settembre 2012 – Agorà Italia –

Eritrea, tre giornalisti morti in carcere. Erano prigionieri dal 2001

Tre giornalisti eritrei sono molti in carcere dopo anni di detenzione. Ne ha dato notizia ieri Reporter sans frontières.

Dawit Habtemichael, vice direttore del bisettimanale Meqaleh, è morto nella seconda metà del 2010 mentre si trovava nel campo di prigionia di Eiraeiro. L’organizzazione non è invece riuscita ad accertare la data del decesso degli altri due reporter, Mattewos Habteab e Sahle Tsegazab. Tutti e tre erano dietro le sbarre dal 2001.

“Un altro giornalista arrestato nel febbraio del 2009 – ha aggiunto l’organizzazione – è morto durante la detenzione nella prigione militare di Abi Abeito, vicino ad Asmara ma ancora non è stata stabilita con certezza la sua identità”.

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In Eritrea, dove vige un sistema politico a partito unico, la situazione dei diritti umani è catastrofica: arresti e detenzioni arbitrarie, torture, uccisioni extragiudiziali sono all’ordine del giorno. Chi può, fugge: sono migliaia i rifugiati politici eritrei nel mondo, come sono purtroppo tantissimi gli eritrei che hanno perso la vita nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Italia e tanti, ancora, quelli detenuti e torturati nelle prigioni libiche. Oggi, alla Mostra del cinema di Venezia, viene proiettato “Mare chiuso”, di Stefano Liberti e Andrea Segre, che racconta tutto questo.

Gli arresti dei giornalisti fanno parte di una strategia in atto dal 2001 per reprimere dissenso e commenti critici. Degli 11 reporter allora fermati, solo quattro sono ancora vivi. Lo scorso anno il Parlamento europeo aveva sollecitato il governo di Asmara di liberare il giornalista svedese-eritreo Davit Isaak e altri undici ex ministri o membri dell’esecutivo che erano finiti in prigione per aver criticato il presidente Isaias Afewerki e chiesto riforme dopo la guerra del 1998-2000 con l’Etiopia. Tra questi, il vicepresidente Mahmoud Sherifo, il ministro degli Esteri Haile Woldetensae, il capo dell’esercito Ogbe Abraha.

Nel frattempo Mahmoud, Ogbe e altre cinque persone sono morte a causa delle malattie e del caldo, che nelle prigioni eritree può raggiungere anche i 50 gradi. Nel 2010 l’indice sulla libertà di stampa stilato da Reporters sans Frontieres ha visto l’Eritrea al 178° posto, ultima in classifica, peggiore persino della Corea del Nord.

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