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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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16 aprile 2011 – Articolo di Massimo Alberizzi – Corriere della Sera

http://africaexpress.corriere.it/

 

Un appello al governo italiano perché cancelli gli aiuti al dittatore Isayas Afeworki, che da 20 anni governa l’Eritrea, è stato lanciato dal “Comitato per la solidarietà con i popoli del nord Africa in rivolta”. In queste ore si parla del ritrovamento di 68 cadaveri appartenenti a profughi che tentavano di arrivare a Lampedusa con un barcone di fortuna. Molti di essi provenivano dall’ex colonia italiana, che qualcuno ha definito “un Paese-prigione a cielo aperto”.

“Tra le varie ingiustizie e gli abusi che affliggono il paese e che sono stati denunciati dalle organizzazioni per i diritti umani – recita un comunicato del Comitato – spiccano il campo militare di Sawa, quello dove vengono addestrate le reclute durante il servizio di leva militare, obbligatorio a tempo indeterminato, la persecuzione dei dissidenti e dei giornalisti, con la negazione totale della libertà di stampa (l’Eritrea risulta all’ultimo posto nella classifica di Freedomhouse per la libertà di stampa, come pure la persecuzione delle minoranze religiose. A livello di politica estera, bisogna anche ricordare le sanzioni dell’ONU che hanno deciso di imporre un embargo sulle armi contro l’Eritrea, accusata di sostenere i miliziani islamisti in Somalia”.


Fuggono dall’Eritrea soprattutto i giovani, in cerca di una prospettiva di vita dignitosa e migliore. Nella maggioranza dei casi, queste fughe vengono intercettate dalla polizia (segreta e non) del regime e i giovani vengono rinchiusi, appunto, nei gulag a cielo aperto dove sono seviziati e torturati.


Isayas Afeworki A.jpg

Per scappare dal regime peggiore di tutta l’Africa  i poveracci spesso si affidano a trafficanti di merce umana. Gente senza scrupoli che sfrutta la disperazione dei dannati della terra, che li circuisce, li ricatta e li sequestra.

In pieno deserto dei Sinai nonostante tutti gli appelli internazionali 80 eritrei sono prigionieri dei predoni che li tengono in catene. Per il loro rilascio chiedono un riscatto di 8000 dollari ciascuno. Una cifra impossibile da pagare.

Per raggiungere il Mediterraneo chi scappa è costretto a un viaggio rocambolesco dove rischia ogni giorno di essere ucciso o catturato da banditi e/o poliziotti. Chi alla fine riesce a salire su un barcone vuol dire che è sfuggito agli aguzzini di Gheddafi.


Manifestazione A.jpg

I giovani eritrei che hanno raggiunto la Libia, dallo scoppio della rivolta contro Gheddafi e dall’inizio dei bombardamenti alleati hanno dovuto nascondersi per non essere scambiati, grazie al colore della pelle, per i mercenari del dittatore. Tra tiranni ce la si intende ed è per questo che Iasyas Afeworki ha inviato a sostegno dell’amico da 2 a 300 soldati.


soldati fronte gibuti a.jpg

I Paesi occidentali non fanno nulla per isolare il regime Eritreo. Eppure Isayas è più feroce di Robert Mugabe, dittatore dello Zimbabwe. Anche l’Italia risulta inerte verso Asmara. Anzi con l’ex colonia ha firmato diversi trattati. Secondo il “Comitato per la solidarietà con i popoli del nord Africa in rivolta”, Roma ha ottenuto “condizioni favorevoli basate sullo sfruttamento dei giovani rinchiusi nei lager”. “L’Italia – continua il documento – si può considerare pienamente complice delle sventure dei giovani eritrei su tutto l’arco delle loro vicissitudini, prima attraverso l’appoggio al dittatore eritreo, poi a Gheddafi e alle sue politiche di gendarme del Mediterraneo che garantisce il non arrivo via mare dei rifugiati. Il governo italiano è infine responsabile della pratica dei respingimenti operati dalle motovedette italiane per i ‘fortunati’ che siano riusciti ad arrivare nel Canale di Sicilia”.

Immagine di anteprima per Berlus e Isay a.jpg
Il Comitato ha lanciato un appello al nostro governo perché denunci i trattati con l’Eritrea, definiti “il primo anello della catena di sventure che si abbattono sui giovani eritrei. A differenza delle popolazioni del Maghreb e del Medio Oriente il popolo dell’ex colonia italiana  è stretto in una morsa talmente brutale che rende impossibile rivolte sul genere di quelle scoppiate nei paesi arabi”.

malberizzi@corriere.it

Nelle foto Reuters Isayas Afeworki e soldati eritrei al confine con Gibuti. In basso Il presidente del Consiglio Berlusconi con il dittatore al potere nell’ex colonia italiana. E a metà una manifestazione a favore dei perseguitati in Eritrea e in fuga dall’Eritrea

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