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ASPER

Associazione per la Tutela dei Diritti Umani del Popolo Eritreo

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11 maggio 2012 – L’ICER e il Gruppo EveryOne riescono ad avvertire i giovani eritrei dei pericoli nel Sinai

L’ICER e il Gruppo EveryOne riescono ad avvertire i giovani eritrei dei pericoli nel Sinai

Nella foto, segni di torture e sevizie su un giovane rifugiato liberato dai trafficanti del Sinai, dopo il pagamento di un pesante riscatto Nella foto, segni di torture e sevizie su un giovane rifugiato liberato dai trafficanti del Sinai, dopo il pagamento di un pesante riscatto

ASMARA –  Il nostro amico Samuel (nome fittizio), difensore dei diritti umani ad Asmara, Eritrea, ci conferma una notizia di grande importanze per i giovani eritrei che progettano di viaggiare verso lo stato di Israele in cerca di protezione internazionale: un viaggio pericoloso e inutile, visto che una legge approvata recentemente dal parlamento israeliano equipara i rifugiati ad “infiltrati”, condannandoli alla detenzione per tre anni, seguita dalla deportazione.

Una legge inumana contro la quale stiamo protestando in ogni sede internazionale. I rischi in cui i ragazzi eritrei possono cadere, tuttavia, sono ancora più gravi durante il loro spostamento, perché una rete di trafficanti attiva sia in Eritrea che in Sudan e in Egitto trasforma la loro disperazione in un business criminale milionario. Il terminale di tale giro di affari criminali è il governatorato del nord del Sinai, una terra senza legge dove i trafficanti rapiscono i gruppi di rifugiati, li intrappolano in container interrati e li sottopongono a torture, stupri e sevizie: tutto finalizzato ad estorcere somme spropositate – fino a 50 mila dollari pro capite –  ai parenti degli sfortunati prigionieri, sia in patria che all’estero. Grazie a un’azione studiata e mesa in atto insieme all’ICER, il Gruppo EveryOne ha diffuso presso le istituzioni internazionali e le organizzazioni per la tutela dei rifugiati subsahariani un appello dettagliato, che spiega e denuncia l’orrore dei traffici di esseri umani e organi nel Sinai. L’amico Samuel ci comunica che l’appello è stato diffuso anche in Eritrea, grazie a una radio libera che viene ascoltata in tutto il paese e che diffonde notizie in lingua tigrina. Il nostro appello ha raggiunto così centinaia di migliaia di ai giovani eritrei, che ora sono consapevoli del pericolo che correrebbero dirigendosi in Egitto, nel Sinai, sulla strada per Israele. Un risultato notevole, perché è difficile far filtrare notizie attraverso la cortina impenetrabile creata dal regime di Isaias Afwerki…

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